scheda proverbio
serdonati - Manoscritto
scorri i proverbi: Precedente | Successivo
Se io vo, chi sta? E se io sto, chi va? Detto d’uno che voglia mostrare l’effetto d’alcuna impresa dipendere tutto da sé, e ciò dicono essere stato detto da Dante Alighieri nostro fiorentino quando, sendo egli con la setta de’ guelfi nel colmo del reggimento della repubblica, fu chiamato all’accomodamento delle risse cittadinesche Carlo Senzaterra, fratello del re di Francia; la qual cosa è narrata dal Boccaccio nella vita di Dante con queste parole: «E con ciò fusse cosa che per coloro li quali erano depressi fusse chiamato, mediante Papa Bonifacio ottavo, a ridirizzare lo stato della nostra città un fratello, o vero congiunto, di Filippo allora re di Francia, il cui nome fu Carlo, si ragunarono a un consiglio per provvedere a questo fatto tutt’i principi della setta con la quale esso teneva, e quivi fra l’altre cose provvedono che ambasciata si dovesse mandare al Papa, il quale allora era a Roma, per la quale s’inducesse il detto papa a dover ostare alla venuta del detto Carlo, o vero lui di concordia della detta setta, la quale reggea, far venire. E venuto a deliberare chi dovesse essere principe di cotale legislazione, fu per tutti detto che Dante fusse desso. Alla quale richiesta Dante soprastato disse: ‘Se io vo, chi rimane? E se io rimango, chi va?’, quasi esso solo fosse colui che tra tutti valesse, e per cui tutti gli altri valessino. Questa parola fu intesa e raccolta, e gli portò tanto odio che fu poi cacciato in esilio». Dicono anche Se io vo, non ho chi stia; s’io sto, non ho chi vadia. Il Porta nella Carbonaria, sua commedia, induce il Forca sevitore, atto 2, scena 3, a dire in questa forma in(?) simigliante proposito: «S’io resto, chi va? E se vo, chi resta?».
MS Ser
Non ci sono altre versioni dello stesso proverbio nelle varie raccolte presenti nella banca dati
©2012 ACCADEMIA DELLA CRUSCA - vietato riprodurre senza autorizzazione testi e immagini
crediti | copyright | riservatezza dei dati personali | sicurezza