Toccar su ’l vivo. Dare dove duole, Tangere ulcus. Caporale: «Sol per certi signor toccar su ’l vivo». Pietro Nelli: «Saria tocco più giù forse che ’l vivo».
Haver tocco una borniola.
Ricevere una percossa o un danno notabile; e così Dare una borniola. L’anno 1325, la città di Fiorenza, havendo guerra con Castruccio Castracani, tiranno di Lucca, elesse per capitano generale Raimondo di Cardona, il quale menò per suo maniscalco ms. Bornio di Borgogna, al quale, poi, venendosi a battaglia presso Altopascio, fu dato a guidare la schiera di settecento feritori; e, cominciandosi la battaglia, non resse la furia de’ nimici, ma incontinente voltò la sua bandiera, e prima si mise a fuggire che a ferire; e dissesi ciò esser seguito per tradimento prima ordinato, il qual caso cagionò gran danno a’ fiorentini; e quindi pare che sia dirivato il proverbio, che, quando alcuno riceve una botta o notabil danno, si dice Egli ha tocco una borniola, cioè un danno simigliante a quello che cagionò il Bornio. Il fatto è raccontato da noi ne’ Fatti d’arme de’ fiorentini, l. 3, c. 9. Se alcuno dà un pugno o altra percossa nel viso, sì che la carne ammaccata enfi, e gonfiando si faccia un bitorzolo, si dice parimenti
Serdonati
MS Ser