scheda proverbio
serdonati - Manoscritto
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Zara a chi tocca. Dicesi anche A chi tocca suo danno, e Chi tocca leva, e Chi tocca san Pier la benedica. Cioè: tocchi a chi si vuole, ch'io non me ne curo; però Fazio Uberti nella sua canzone: E tocchi a chi si vuol, ch'io non ho cura Che tanto è il mio dolore e la mia rabbia Che io non posso haver peggio ch'io m'habbia. Zara è gioco di ventura, onde Dante, canto 6 del Purgatorio: Quando si parte il giuoco della Zara, Colui che perde si riman dolente Ripetendo le volte, e tristo impara. Con l'altro se ne va tutta la gente Qual va dinanzi, e qual di dietro 'l prende E qual da lato si li reca a mente. Ei non s'arresta, e questo e quello intende A cui porge le man più, non fa pressa, E così dalla calca si difende. Ariosto, satira prima: Ma tosto che n'hai pensa che la cara Tua libertà, non meno habbia perduta, Che se giucata te l'havessi a Zara. Si prende Zara per ogni cosa sottoposta alla fortuna; onde quel che disse Tiberio Imperadore appresso Tacito: Experiendo didicisse quam arduum, quam subiectum fortunae regendi cuncta onus. Il nostro Bernardo Davanzati traportò: «Havergli insegnato quanto arduo, e zaroso sia reggere il tutto». Il Duca di Borbone levò per impresa un pignattello di fuoco lavorato col motto Zara a chi tocca volendo mostrare che senza rispetto veruno tirava alla ritonda.
MS Ser
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