scheda proverbio
serdonati - Manoscritto
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La rabbia riman tra’ cani. Usasi quando quei medesimi ch’hanno commesso alcun misfatto, ne son puniti per mano de’ lor medesimi compagni e complici, senza carico o biasimo d’altri. Onde quando le legioni della Germania, come narra Tacito nel primo libro, s’abbottonarono e feciono tante sceleratezze, havendo poi a male che Germanico lor generale mandasse la moglie e ’ figliuoli fra ’ Treviri perché stesse più sicura, e vergognandosi che il capitano fusse ridotto a fidarsi più degli strani che de’ suoi soldati, lo pregarono che gli richiamasse, e gastigasse gli erranti. Ed egli rimise il gastigo in loro, i quali, pentiti dei primi errori, scorrendo pel campo, legavano i più scandalosi e più colpevoli, e gli tiravano a Centronio, luogo tenente della prima legione; e quivi stando le legioni a udire con le spade ignude, il tribuno mostrava il prigione da un rialto a tutti; e se la circostante turba gridava che egli era in colpa, era subito pinto giù e smembrato. Il perché soggiunge Tacito, 50: «Gaudebat caedibus miles, tamquam semet absolverit, nec Caesar arcebat, quando nullo ipsius iussu penes eosdem saevitia facti et invidia erat». Il nostro Davanzati traduce queste parole: «E ’l soldato ne godeva quasi con l’uccidere altrui sé prosciogliesse; e Cesare gli lasciava fare, perché non essendosene imbrattato, la rabbia rimaneva tra’ cani, cioè tutto ’l carico e ’l biasimo restava appo i medesimi soldati complici del fallo».
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