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serdonati - Manoscritto

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A cui Dio vuol gastigare gli toglie il senno, o A chi Dio vuol gastigare gli toglie il cervello. A questo proverbio risguardò il Boccaccio nella Fiammetta l. p°, con queste parole: “Ma gli Iddii a coloro verso li quali essi sono adirati, benché della lor salute porgano segno, non di meno gli privano del conoscimento debito”. E Giovanni Villani l. 6 c. 81: “E della detta partita molto furono da riprendere i Guelfi, però che la città di Firenze era molto forte di mura e fossi pieni d’acqua, da poterla ben tenere e difendere. Ma il giudicio di Dio, per punire li peccati, convien che faccia suo corso senza riparo; e a cui Dio vuol mal gli toglie il senno e l’accorgimento”. Et l. 7 c. 7, parlando dell’impresa di Manfredi e di Carlo d’Angiò, dice: “Che se avesse alquanto atteso crescevano le sue forze, ma cui Dio gli vuol mal li toglie il senno”. Et l. 7 c. 60 nel fine, parlando della poca cura havuta dal re Carlo nella rubellazione di Cicilia, dice: “Ma cui Dio vuol giudicare è apparecchiato chi fa tosto l’esecuzione”. Et l. 7 c. 65: “Onde lo re fallò troppo appo Dio e a suo danno; ma a cui Dio vuol male ell’è sbrigata”. Et l. 12 c. 113: “Ma cui Dio gli vuol male per li peccati, li toglie il podere, e la concordia”. Et l. 8 c. 55: “E di certo così venia fatto; ma a cui Dio vuol male, li toglie il senno, e per li peccati commessi si mostra il giudicio di Dio”. Et l. 8 c. 72: “Ma cui Dio vuol male, li toglie il senno e l’accorgimento”. Et l. 9 c. 213: “E certo Castruccio e sua gente rimaneano morti, e presi, ma cui Dio vuol male li toglie il senno”. Et l. X c. 54, parlando di Lodovico Bavero: “Ma cui Dio vuol male, li toglie il buon consiglio”. Et l. X c. 142: “Ma a cui Dio vuol male gli toglie il senno, e non gli lascia prendere i buoni partiti”. E l. 11 c. 53: “Ma a cui Dio vuol male gli toglie il senno, e la providenza, e al suo nimico gli dà ardire e argomento”. Et l. 2 c. 14: “Ma a cui Dio vuol male per le peccata, giudicare toglie a’ Signori e a’ popoli la forza e la concordia”.

Un uomo gagliardo di forze e robusto, ma timido d’animo non farà mai opera da bravo.

Serdonati

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