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serdonati - Manoscritto

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Le frutte del mal orto, o vero Le frutte di frate Alberigo. Frate Alberigo fu de’ Manfredi di Faenza, e frate gaudente, il quale, avendo inimicizia co’ suoi consorti, finse riconciliarsi con essi, e fatta la pace li convitò; e nella fine del convito disse a’ familiari: ‘Vengano le frutte’, e a tal segno saltaron su alcuni armati e uccisero tutti quelli che frat’Alberigo haveva ordinato; il che fra gli altri narra il Landino sopra Dante al canto 33 dell’Inferno, e poi soggiugne: «Onde ancor ne’ nostri dì proverbialmente, quando vogliamo dimostrare alcuno essere stato percosso, diciamo che ha havuto delle fritte di frate Alberigo». Di lui fa menzione Dante, c. 33 dell’Inferno: Rispose dunque: io son frate Alberigo, Io son quel delle frutte del mal orto, Che qui riprendo dattero per figo. Laonde, quando alcuno è stato maltrattato con le percosse, usiamo dire: Le frutte di frate Alberigo: amare. Onde disse il Pulci: Le frutte amare di frate Alberigo.

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