scheda proverbio
serdonati - Manoscritto
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Non s’ha accozzar la cena con la merenda.
Non si può haver il mèl senza le mosche.
Non si può havere la rosa senza la spina;
Non si può cor la rosa senza pugnersi.
Qui vitat molam, vitat farinam.
Non si può haver la farina senza la semola.
Non si può havere alcun dolce senza mescolamento di qualche amaro;
Non si può haver la carne senza l’osso.
Non si può haver la pera monda.
Non si può havere il commodo senza qualche scommodo, né piacere che non sia mescolato con qualche dispiacere; perché come dice Apuleio: «Ubi uber, ibi tuber».
Boccaccio nel Filocopo: «Non si può sì dolce frutto, com’è quel d’amore, gustar senza alcuna amaritudine». E poco appresso: «La crudel fortuna, che niun mondano bene lascia gustare senza il suo fele, non consentì ecc.». Bembo, vol. 4 delle Lettere: «Se la fortuna ha posto nel vostro dolce alcun amaro, che colpa n’ho io?».
M. Bino, in lode del mal francese: Ben sapete che dà qualche dolore, Ma senza mosche non si può haver mèle, E ’l bene senza ’l mal non ha sapore. Il Lasca, lodando la pazzia, l. 3: Tu sol fai gli huomini al mondo starsi, Tu senza le mosche doni il mèle, E pigliar pesci fai senza immollarsi. Tu lume apporti senza oprar candele, E prendi augei senza haver visco a lato, Né il navigar tuo cura remi e vele. Orazio, Toscanella, l. 4: E se le fosser bene un po’ spinose, Dice un altro proverbio, senza spine. Non è possibil anche haver le rose. Il medesimo, parlando de’ litiganti: Hor chi potesse numerarvi a pieno Quanti danni, travagli, e quanta pena Per quanto poco mèl, quanto veleno, L’usanza avvocatesca seco mena.
Serdonati
MS Ser
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| Capponi, Ediz. 1853 |
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