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serdonati - Manoscritto

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Ragghio, o Raglio, d’asino non va in cielo, o non entrò mai in cielo, o non andò mai in cielo. Usasi quando alcuno vuole stare pertinacemente a qualcosa, e che la sua stia di sopra. Altri lo fanno più lungo dicendo Ragghio, o Voce, d’asino non andò mai in cielo, Né voce di pazzo mai a capitolo. Contra coloro che, sendo ignoranti, voglion pur riprendere e correggere gli altri. Significa ancora che le parole o maladizioni degli sciocchi o maligni non hanno effetto e non sortiscono il fine; a che colui le dice secondo ’l detto del savio: «Maledictum frustra prolatum venit super eum qui misit illud». E altrove: «Imprecatio stulta in neminem supervenit».

Di rimbuono, quasi di rio in bonum.

Dicesi delle vendite delle possessioni; quel che disse Terenzio nel Phormione: «Statim nam ex his prediis talenta argenti bina statim capiebat»; ove Statim s’espone da Donato perpetuo, aequaliter; et quasi uno statu.

*commento?(?).

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