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serdonati - Manoscritto

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Se il vecchio potesse, e ’l giovane volesse, non è cosa che non si facesse. Se il disiderio e la volontà de’ vecchi fosse secondata da’ giovani con le forze loro, tutte l’imprese si condurrebbono a felice fine, perché s’unirebbe la forza col consiglio, che i vecchi conoscono quello che si dee fare, perché gli anni cagionano la pratica, la quale cagiona l’isperienza, e con l’isperienza si fa giudizio, dal quale diriva il buon consiglio, mediante il quale il vecchio viene in cognizione di quello che è spediente fare, ma gli mancano le forze per potere eseguire le diliberazioni se non è aiutato da’ giovani, ne’ quali prevale la gagliardia del corpo col vigore degli anni. Però ben disse l’innamorato Florio appo il Boccaccio nel Filocopo: «E nella giovanezza si debbono i grandi affanni sostenere, acciò che famoso vecchio si possa divenire». Tale è l’altro motto Felice il mondo, se il giovane volesse e ’l vecchio potesse.

Così richiede la carità cristiana. Un antico scrittore a penna che tratta de’ casi di coscienza: «Questo nome di necessità di fare al nimico, se non secondo l’apparecchiamento dell’aniìmo(?) (mi sembra evidente che si tratti di un refuso, ma occorre controllare per sicurezza), cioè che sia atato nell’articolo della necessità, secondo quel proverbio che dice Se il tuo nimico harà fame, dagli da manicare».

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