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scheda proverbio

serdonati - Manoscritto

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Trar per dado. Dado significa quel che i latini dicono Cubus, strumento da giucare; col qual nome un nostro bell’ingegno scherzò leggiadramente, inducendolo quasi a parlare in questa maniera: Non ti doler di me s’io pungo e ardo, Ch’altro non son che senza cuore un dardo. Perché dalla voce Dardo, toltone il cuore, cioè la lettera di mezzo r, rimane dado, sì che dado è dardo senza cuore. E ’l medesimo concetto espresse anche con altre parole: Cavami ’l cuor se ’l ver mi togli, e ’l vero, Dado ver sono, e sarò dado vero (?) (tre punti interrogativi aggiunti a margine). La nostra lingua spesso tronca le dizzioni, onde il medesimo è vero e ver, ove consiste lo scherzo.

Indurle alle sue voglie. Boccaccio in maestro Simone in Corso, g. 8, n. 9, 452: «E sì per le parole vostre, le quali sono condite di santo senno, che trarrebbono le pinzochere degli usatti, non che me del mio proponimento; e quanto più uso con voi, più mi parete savio». Usatti vale borzacchini o stivaletti, nome diminutivo da uosa, che usò Matteo Villani, l. 8, c. 74: «Però che e(?) villani, ch’erano ne’ luoghi avantaggiati e sicuri, e soprastanti assai a quegli dove gli ungheri in uosa, e gravi di lor armi e giubboni, non potieno salire; colle pietre n’uccisono alquanti, e gli altri cacciarono a valle». Boccaccio, in una lettera scritta a mano: «Costui, chiamato da Ruberto Re di Gerusalem e di Sicilia, venne a Napoli, e in quell’hora ch’egli approdò, non trattosi ancora gli sproni e nell’uosa, menato fu nel cospetto del re ecc.». I nostri poeti, usato più sovente il nome diminutivo Usatti o Osatti. Il lodator dello steccadenti: Giunto era appena e trattomi gli osatti, Che mi fu forza lo stare a vedere Pranzare un gran signore a tutti patti. Il Sansovino, l. 3: Perché chiamare uno stivale osatto? Che vuol dir bolzachin, coturno o socco? Dite, non vi par ei che sia malfatto? Io credo, pur di non esser sì sciocco, Ch’io non conosca quante corna ha il Becco, O s’è spada, o pugnal la storta o ’l stocco. In ogni mo’, quell’osatto ha del secco, E bolzachino è nome da murari, E non val socco una paglia, uno stecco. Il cotorno lo porta il mio fornaio, Benché l’havesser i poeti all’hora, E ch’egli fosse più del socco caro. Ariosto, Sat. prima: A gli usati, agli spron, perch’io son grande, Non mi posso adattar per porne o trarne. Il Burchiello gli chiamò Usolieri nel sonetto Deh, lastricate ben questi taglieri, dicendo: Quanto ben si distendon gli usolieri Tra 'l fiore de’ baccelli e quel de’ ceci? E nel sonetto La stella saturnina e la mercuria disse: Questo seppe il proposto de’ mazzieri, E fé che Farsettin perdé la cena, Perch’egli havea spuntati gli usolieri.

Serdonati

MS Ser

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