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scheda proverbio

serdonati - Manoscritto

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Meglio è l’invidia che la misericordia. S’intende passivamente, cioè che è meglio trovarsi in stato che ti sia portato invidia, che in termine, che ti sia havuto misericordia, perché invidia si porta a quei che la fanno bene, e misericordia, per lo contrario, si porta a quei che sono in cattivo stato. Però disse il Boccaccio nel proemio della quarta giornata: «Perché assai manifestamente posso comprendere quello esser vero, che sogliono i savi dire, che sola la miseria è senza invidia nelle cose presenti». Onde disse gentilmente il Caporale Due cose in corte non mi fer mai danno L’odio e l’invidia, perché non trovaro Cosa mai da tagliar sopr’il mio panno. Fra gli Ammaestramenti degli antichi è una nobil sentenzia a questo proposito: Niuna buonavventuranza è sì ammollata che i maligni denti d’invidia possa schifare. Altri dicono Meglio è esser invidiato che misericordiato. Altri Meglio è esser invidiato che compassionato. La Fiammetta, appo il Boccaccio, l. 7°: «Se chi porta invidia è più misero che colui a cui la porta, io sono di tutti li predetti più misera». Periandro, appo Erodoto, l. 3, dice al figliuolo: «Ma tu, che a tuo costo hai provato quanto stiano meglio coloro a’ quali è portata invidia che quelli a cui s’ha misericordia». Dicesi ancora: Meglio è invidia sopportare che di sé stessi compassion dare. Un moderno savio, sentendo un amico lamentarsi che gli era portato invidia, rispose: «Attendi pur, fratello, a inaffiar bene cotesta erba: volendo mostrare che sta bene colui a cui si porta invidia, e però dee operare che l’invidia si mantenga, o più tosto cresca, con migliorare lo stato suo, e la chiamò erba perché il popolo fiorentino (ciò avvenne in Fiorenza) chiama l’invidia l’indivia, erba a tutti nota. Antonio Caracalla appo Erodiano: Quippe infelices misericordia, potentes invidia sequitur». E Cicerone disse: Malo inimicos mihi invidiare, quam amicus vices miseriarum mearum dolere. Veramente molto peggiore è lo stato dell’invidiante, che dell’invidiato non è mai senza quel bene che s’invidia in lui, ma chi invidia ha infiniti dolori e spesso sente nuove passioni, sempre brama che sia tolto il bene a chi egli invidia, sempre dice male, duolsi, scoppia, lamentasi, adirasi, sta sollecito, afflitto, malivolo, e pieno d’ogni simile miseria che la pena consegna di tal vizio, che sempre a guisa di tarlo li rode il cuore, talché non trova mai riposo.

È meglio il poco presente e certo che il molto nel tempo avvenire, che è dubbioso e incerto.

Serdonati

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