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serdonati - Manoscritto

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A scender va chi troppo sale. Chi tosto sormonta ad alti gradi spesso poi cala al basso. Ciò mostro gentilmente l’Ariosto nella settima Satira con la favola della zucca: “Fu già una zucca che montò sublime In pochi giorni, tanto che coperse A un pero suo vicin l’ultime cime. Il pero una mattina gli occhi aperse, Ch’havea dormito un lungo sonno, e visti Li nuovi frutti su ’l capo sederse Le disse: ‘Chi sei tu? Come salisti Qua su? Dov’eri dianzi? Quando lasso Al sonno abbandonai questi occhi tristi?’ Ella li disse il nome, e dove al basso Fu piantata mostrolli, e che in tre mesi Quivi era giunta accelerando il passo. ‘Et io – l’arbor soggiunse – a pena ascesi A quest’altezza, poi che al caldo e al gielo Con tutti venti trent’anni contesi; Ma tu, ch’a un volger d’occhi arrivi in cielo, Renditi certa che non meno in fretta Che fia cresciuto mancherà il tuo stelo’”. Con quel che segue.

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