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serdonati - Manoscritto

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Dammen’un, ch’io n’ho morti dua.

Dammi il mercante morto, che ti darò la sua robba,

Dammelo morto per tre dì, e ti saprò dir se è ricco.

Al serrar degli occhi si saldano i conti.

È in uso tra’ mercanti, i quali negozziano col credito, però non si sa l’aver loro; ma la morte per lo più chiarisce il tutto, perché se è in male stato i figliuoli e ’ consorti vanno adagio a farsi eredi e ’ creditori risentono e si fanno innanzi, sì che si scuoprono tutt’i debiti e intrighi. Però si dice anche Il dì del mortoro è lo stratto di tutta la vita del morto. Pietro Nelli, 59: “La morte mostra ben quel che l’huom era Vivendo, e però ben quel saggio disse: ‘La vita il fine e ’l dì loda la sera’”. E ’l Petrarca: “E or di quel che ho letto mi sovviene, Che ’nnanzi al dì dell’ultima partita Huom beato chiamar non si conviene”. Però disse quel filosofo: “Finem vitae specta”.

Ma il proverbio Dammelo morto ha ancora un altro senso, perché quando un medico piglia a sanare alcuno d’un’infirmità molto difficile a curare e quasi disperata, come cavar la pietra e altre simili, lo piglia per morto. Boccaccio in Ruggieri dell’Arca, 253: “Ma che egli altro che per morto nol prenderebbe”.

Dammi L:Damma

Serdonati

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